Il 17 agosto scorso, prodotto dal Teatro del Segno, è stato presentato a Santu Lussurgiu uno studio dal titolo ‘B.B.t.B. Una storia di jazz…’ di Giorgio Deidda, adattato e diretto da Stefano Ledda, interpretato dallo stesso Stefano Ledda, con la cantante Daniela Porru e la Route 131 Jazz Quintet (Valter Alberton, sax tenore e contralto – Mauro Medda, tromba e filicorno – Giorgio Deidda, chitarra e banjo – Salvatore Locci, basso acustico e chitarra – Paolo De Liso, batteria e percussioni).
–
La macchina attraversa la statale 131 fuori dalle multisale, fuori dalla fila ai botteghini dei teatri, dalla fila alle pizzerie, oltre i banchi dei supermercati, oltre gli uffici ministeriali, regionali e i concessionari di automobili, ed entra nelle isolate campagne dal sapore dell’acqua di sorgente e dal profumo dell’elicriso con il cortile della chiesa e le campane che battono l’ora ogni quarto, toccos e ripiccos, dove resta un vago sapore di antico baccano e la merda dei cavalli lungo i tratturi. Lascia le linee orizzontali e verticali degli edifici alle sue spalle e penetra nelle riserve di silenzio, tra morbide balze e cortili spenti.
A Santu Lussurgiu, è là che sono diretto, il mio amico presenta il suo spettacolo, una vera sfida.
Non è solo un valente musicista, il suo sguardo è oltre. Ha scritto il monologo, studio teatrale che è una miscela di linguaggi narrativi fra teatro, musica, canto e video-documentario. Sicché è nella doppia veste di autore e musico che andrò a sentire lui, e a vederlo questo spettacolo concerto che neanche io saprei come definire.
In questa placida e calda notte di agosto tutto è sincrono. La scena s’illumina, sensazione di quiete ineguagliabile e libera fatalità. Buddy è un anziano trombettista turnista che, seduto al tavolo di un locale, racconta la sua storia personale legata ai grandi musicisti che hanno fatto il jazz. Racconta storie, riferisce aneddoti mentre la musica della band evoca emozioni e le immagini scorrono sullo schermo.
Gli applausi coprono la sensazione di emozione resa alla notte, gioia di inebriante integrità. Quando si spengono le luci del palco, mi confondo col canto dei grilli che finiscono la loro cucitura sul giorno, sapendo quando l’alba verrà. Ho passato così la notte in un albergo del posto, nella mia camera ho appeso l’immagine del sole. È un’antica casa padronale ristrutturata che dà un’impressione vagamente comica. Scale sulle quali inerpicarsi, pavimenti dalle piastrelle coloratissime e fuori misura, anditi stretti che non sai dove inizino e dove conducano, trentadue porte e altrettante chiavi, si entra e poi si esce in un viottolo, lo attraversi di un passo e sei arrivato a un’altra porta, poi altre scale e altre porte, sei indietro di due secoli, il televisore al plasma fa la differenza.
È come essersi sperduto, e presto caduto in un vortice. Il vortice è il dramma di liberarsi di ogni cosa.
Ho preso in mano il libro, e leggo: (…) si sentiva sempre più lontano dal bisogno di intraprendere azioni ispirate, esprimere giudizi originali, mantenere principi e convinzioni indipendenti, tutti motivi per cui le persone sono incasinate e gli uccelli e i topi no.(*)
E mi sono liberato. Cammino ora attraversando generazioni di pietre e sollevando stupore e schizzi di foglie a ogni passo.
–
(*) Dal romanzo di Don DeLillo ‘Cosmopolis’. Un breve commento alla pagine LEGGO di questo stesso blog.


Baddendi in tundu, ballando in tondo. Noi siamo quel giovane che un giorno il padre portò con sé in Germania per fuggire la miseria e arriva nel suo paese. Launeddas e balli. Su ballu tundu. Proveniamo da un mondo tecnologico e globale, immagini, musica elettronica e balli scatenati.


È una notte magica a Sant’Anna Arresi. Le musiche di Ignazio Pepicelli hanno agito da languido sfondo, le coreografie di Angela Tombolini come elegante cornice, le voci recitanti di Daniela Atza e di Daniela Piroddi hanno evocato sapori antichi ai testi sublimi di Anna Rosa Zedda. Notte magica. 









