Vi racconto una storia che ho appreso dalla lettura di un libro lasciatomi in eredità dalla zia Irma. È un volume ricco di informazioni. Come dice il sottotitolo, il libro è un contributo del suo autore, Antonio Senes, alla conoscenza della lingua sarda e di altre cose sarde.
Ebbene, è qui riportata, come dicevo, una battorina come questa:
Carmine Corraine
Bellesa rara e fine
Su péjus de s’ereu
Hat mortu a frate meu!
Carmine Corràine
Di bellezza rara e fine
Il peggiore della sua stirpe
Hanno ammazzato un mio fratello!
Si racconta che la quartina fosse cantata dalla sorella di Carmine, Bannedda Corraine, quasi come un’imprecazione per dell’uccisione del fratello. Uccisione avvenuta nella primavera del 1907 nelle campagne di San Vero Milis per opera del cugino Egidio, detto Ziliu o Ezidiu, Podda Chiolu. Dal suo assassinio ha avuto origine la cosiddetta desamistade di Orgosolo, una lunga catena di omicidi, circa quaranta, che ha visto coinvolta ora l’una ora l’altra fazione della stessa famiglia (s’ereu, dal latino heres, heredis) e che si è protratta per oltre 60 anni. Una triste e lunga scia di sangue e vendette maturate in una terra antica governata in passato da un codice tribale non scritto, tanto feroce quanto difficile da estirpare.
Carmine Corraine e Ziliu Chiolu erano cugini, ma i rapporti fra loro e le rispettive famiglie s’incrinarono a un certo punto per la contesa eredità di un comune parente, Diego Moro, che aveva favorito i Corraine a discapito degli altri del parentado.
Comunque sia, i due continuavano a frequentarsi, senza che succedesse nulla d’importante anche quando avvenivano sconfinamenti di bestiame di una famiglia nei pascoli dell’altra. Infatti, era questo un evento quasi inevitabile che in genere non produceva effetti, perché in definitiva si aveva una sorta di compensazione degli eventuali danni subiti dalle parti.
Nel caso specifico, tuttavia, avvenne che i due si trovassero a più di 100 chilometri di distanza da Orgosolo, e precisamente a San Vero Milis, vicino a Oristano, a far pascere i loro greggi. E accadde che per una questione così futile di sconfinamento, Ziliu ebbe un alterco col fratello di Carmine, Serafino Corràine, un giorno di aprile del 1907. Carmine intervenne per calmare gli animi e per trascinar via Serafino. Mentre entrambi si allontanavano, una fucilata colpì alle spalle non Serafino, ma Carmine, che morì dopo un mese di agonia. Ziliu Podda Chiolu fu arrestato, processato dalla Corte d’Assise di Oristano e infine assolto per legittima difesa.
Naturalmente, il verdetto non appagò mai la sete di giustizia della famiglia di Carmine. Al contrario, acuì un sentimento di vendetta che dette inizio a una tremenda faida famigliare. Una triste vicenda che si trascinò per decenni, mieté numerose vittime e sconvolse la vita di Orgosolo. Fatti drammatici e tragici che talvolta si colorarono di toni epici, di profonda umanità. Per molto tempo a Nuoro e dintorni, e non solo, questi accadimenti rimasero nella memoria della popolazione e nei loro racconti. Sicché, gli “eroi” di questa desamistade appaiono simili a quelli cantati dal poemi omerici, personaggi da tragedia greca o da saga shakespeariana.
Ironia del caso, Ziliu, colui che innescò le ostilità e gli odi che sconquassarono il paese, sopravvisse alla furia selvaggia dei vendicatori de su fradile: abbandonò la vita di ricco pastore e si dette alla macchia. Più di una volta fu oggetto di attentati e agguati. Grazie alla sua proverbiale prudenza, di animo imperterrito e tutto d’un pezzo, seppe sempre cavarsela, anche quando, nel 1922, fu raggiunto da una fucilata. Data la sua fortissima fibra, si rimise in forze e non gli successe più nulla per altri tre decenni. Sembrava scomparso, fino a quando, agli inizi degli anni ’60, alla sua famiglia fu fatto recapitare, per vie misteriose, il suo portafoglio e chiesta una somma per il suo rilascio.
Le cronache non riferiscono il seguito, forse per l’omertà che circondò la vicenda. Si disse solo che la famiglia probabilmente pagò l’estorsione, ma di Ziliu non si seppe più nulla, non fu trovato né vivo, né morto.
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