di Alan Batzella, architetto, esperto in pianificazione territoriale, ambientale e paesaggistica.
Il presente articolo è tratto da Baunei, Analisi e pianificazione di un territorio di rilevante interesse ambientale, editrice Punto di Fuga (1998), e precisamente dai capitoli – (2.2.) Il patrimonio storico archeologico – (2.2.1.) Preistoria e periodo nuragico e – (2.2.2.) La fase storica.
Il patrimonio storico archeologico
Preistoria e periodo nuragico
Baunei, primitivo centro di pastori, deve probabilmente il suo nome al grecoBaynos, fornace per fondere i metalli, dall’uso che di queste si faceva nella zona. La toponomastica locale è, infatti, ricca di rimandi etimologici alle fornaci (es.: Forrola), e non è improbabile che le stesse “piscine” di Golgo prima che una funzione religiosa avessero un impiego come vasche di raffreddamento del metallo fuso, che vi era immerso utilizzando la rampa in pietra ancora oggi riconoscibile. Secondo il Lilliu nella zona sembra confermata l’esistenza di una o più officine artigianali di fusione e di modellazione del bronzo, ad un livello tecnico elevato.
L’accesso naturale dal retroterra alla valle di Golgo avviene attraverso Genna Arramene(Porta del rame), e può essere non casuale l’attinenza con un componente del bronzo, anche se non è da scartare l’interpretazione secondo cui il rame cui si riferisce il toponimo sia il colore assunto dai monti al tramonto (in analogia con la Serr’e lattone, una falesia sulla costa.
In bronzo, comunque, erano alcune fra le più famose sculture della cultura nuragica (Arciere in riposo, Soldato con scudo sulle spalle e stocco in mano, Lampada con scimmia nel piattello e manico di protome bovina, Navicella con protome bovina), tutte rinvenute nella piana di Golgo, e ancora di recente non del tutto infrequenti sono i ritrovamenti casuali di manufatti per uso muliebre sempre in bronzo.
Le sculture votive di Golgo sembrerebbero inserire l’area baunese all’interno dei movimenti culturali di scambio avvenuti fra Sardi e gli antichi Tirreni, probabilmente attraverso l’accesso a mare di Portu Sisine (l’attuale Cala Sisine).
Le tracce più remote dell’uomo nel territorio di Baunei comunque sono state trovate nel deposito antropozoico della Grotta su marinaiu, a Cala Elune. Strato preistorico contenente elementi di ossidiana, selce e resti di una ciotola in ceramica d’impasto. Dai resti disponibili è presumibile che la caverna fosse frequentata da gente di origine eneolitica fino all’età del bronzo.
Al terzo millennio a.C. risalgono le domus de gianas, grotticelle funerarie scavate nella roccia, di “Coa de campus”, nei pressi del Nuraghe Lovettecannas, di “Tanca de sa Murta”, lungo la via per Lotzorai, e di “Coa de serra” a Golgo. Della religione primitiva di quel periodo ci restano ancora il masso erratico a coppelle di Santa Maria Navarrese ed il betile antropomorfico di Golgo.
Il primo, una singolare pietra altare con scarsissimi riferimenti in tutta l’Isola, rinvenuta nell’area sacra su cui sorge la Chiesa di Santa Maria Navarrese, presenta sulla superficie superiore due incisioni: una rettilinea e l’altra curvata ad arco, contornate sul perimetro della mensa da undici coppelle dal significato misterioso. E’ comunque perlomeno ipotizzabile una collocazione in ambito sacrificale, vista l’attinenza con le canalette e le vasche di raccolta per le offerte liquide e solide di epoca successiva scavate nella pietra in prossimità dei pozzi sacri (es. il pozzo sacro di Santa Vittoria di Serri).
Il betile, ancora più misterioso, non ha altri analoghi in Sardegna, mentre presenta vaghe somiglianze con le sculture dedicate ai Shardana, di ben altra fattura e concentrate in numero notevole a Filitosa in Corsica. Il nostro è localizzato nella piana di Golgo, probabilmente il più interessante contesto storico archeologico del territorio baunese, protetto da nuraghi a guardia di ogni accesso naturale, e principale ambito di convogliamento e conservazione delle acque piovane dell’altopiano carsico. Luogo denso di richiami e sensazioni di misteriose presenze, l’Altopiano è noto principalmente per la voragine di Su Sterru, identificata quale luogo dove si compiva l’uccisione degli anziani fra risa rituali, liberatorie, (da cui il termine “riso sardonico”), e frenesie proprie anche del macabro incedere dei Mamuthones, comuni, a detta delPettazzoni, alla sfera spirituale africana. In prossimità della voragine ecco poi le “Piscinas”, naturali conche di raccolta dell’acqua piovana, modificate dall’uomo nella forma a noi giunta, per consentire sia la lavorazione dei metalli, sia i culti magici, animistico naturalistici, come il “giudizio divino” dell’ordalia dell’acqua.
Il territorio di Baunei è costituito, oltre che dal ”salto” baunese originario, anche da corpi appartenenti agli abitati di Osono ed Eltili, scomparsi da secoli.
Nel territorio originario di Baunei troviamo i seguenti nuraghi:
- nella conca di Golgo, in direzione di Portu Sisine: Coeserra, Nuraghe Alvo, Orgoduri, Nuragheddu e Lopellai;
- nel Supramonte che domina l’abitato e a poca distanza da questo: Planargia e Punnacci;
- lungo la statale 125, poco dopo Baunei, in prossimità di Triei: il Nuraghe Lopelie.
In quello che una volta era il territorio di Osono, ora sotto la giurisdizione di Ardali (che fino a pochi anni orsono era un’altra frazione di Baunei), lungo una fila quasi rettilinea altri cinque nuraghi: Genn’olidoni, Cugunnaci, Lastrafò, Selimba e Molentina.
Nel territorio invece dello scomparso Ertili troviamo i nuraghi di: Marghini de susu, Nieddu, Solluli, Perdusaccu e Lovettecannas.
Come detto i nuraghi del territorio dello scomparso Osono, si dispongono lungo un allineamento ideale che sembrerebbe ripercorrere il tracciato di una strada antica che, come riporta Don Flavio Cocco nella sua monografia sull’Ogliastra ”dopo aver seguito le rive del rio Pramaera s’inerpica nell’erta detta appunta Bacu Ertili e, raggiunto l’altopiano in s’Abbadorgiu, lo percorre seguendo la cresta di Serra Oseli, la quale scende a strapiombo altissimo e pauroso lungo quasi tutto il percorso sulla sponda destra del rio Codula de luna”.
Coe serra, è probabilmente il più noto fra i nuraghi di Baunei.
Eretto a sentinella dell’altopiano di Golgo, biancheggia su una bassa prominenza rocciosa, alla confluenza di Bacu Tenosili con il canalone che discende da Punta Feullas; dividendo con Pedru saccu il primato della maggiore estensione fra i nuraghi della zona.
Scarsamente studiato, come tutti i resti archeologici di Baunei, meriterebbe una maggior attenzione da parte delle autorità e una qualche sorveglianza che impedisca il progressivo processo di disfacimento a cui, da qualche anno è soggetto a causa di maldestri ricercatori di tesori. Sul bastione meridionale, infatti, è eretta una curiosa costruzione, della stessa natura del Nuraghe, ma in forma vicina al tipo dei templi a megaron, rintracciabili in zona nel villaggio di Serra Orrios di Dorgali, ma particolarmente somigliante al tempietto di Malchittu (Arzachena). La planimetria della nostra costruzione è assai vicina a quella di Arzachena, ma ne diverge per la forma più prossima al quadrato che non al rettangolo. Oltre all’aspetto esterno le assimila la camera a pareti aggettanti e i muri laterali prolungati oltre la linea d’ingresso, a descrivere un piccolo atrio di accesso. Nelle immediate vicinanze una tomba dei giganti e, poco discoste, all’interno del bosco, le rovine di un villaggio nuragico utilizzate dai pastori per ricovero degli animali.
Là dove il Bacu Dolcolce si insinua nella conca di Golgo, sul lato a monte della stretta gola incisa al margine della colata basaltica, su un altro sperone di roccia un nuovo interessantissimo monumento: il Nuraghe Alvo. Prossimo ad una tomba dei giganti e ad una vena d’acqua è poco distante dalla voragine di Sa Nurra Genna Sarmentu, meno profonda di su Sterru, ma altrettanto importante dal punto di vista speleologico.
Questa costruzione, che, a dispetto di una cattiva ma invalsa traduzione del nome è tutt’altro che bianca, presenta un certo interesse nello sviluppo planimetrico con gli spazi esterni articolati con soluzioni architettoniche, forse di epoca successiva, decisamente originali. La sua caratteristica più rilevante è in ogni caso la presenza, nel lato bastionato più accessibile, di conci aggettanti a mo’ di mensole: elementi che parrebbero caratterizzare la costruzione come appartenente ad una tipologia difensiva, analoga a quella del Nuraghe Albucciu di Arzachena. Strettamente collegato ad esso, centocinquanta metri più in alto, il complesso a recinto fortificato di Doladorgiu, da dove si domina l’altopiano del Golgo per tutta la sua estensione, e da una prospettiva opposta a quella di Coeserra, che permette di controllare gli accessi all’altopiano dall’interno (Genna Arramene), e dal mare (Codula di Sisine).
Ridiscesi nella vallata di Golgo, percorrendo l’antica “bia majore” in alcuni punti tra la Chiesa di San Pietro e la voragine, possiamo osservare resti di pavimentazione di epoca probabilmente romana, a testimonianza del collegamento tra Baunei e lo scomparsovillaggio di Orgittala. I resti di quest’insediamento, ancora abbondanti, sono visibili di fronte alla Chiesa di San Pietro in una collinetta poco oltre su Bacu e’ sterru. Proseguendo verso nord, oltrepassati i resti dell’ennesima tomba dei giganti, su un promontorio basaltico dominante il Bacu, ancora un Nuraghe di un certo interesse:Orgoduri, circondato da una fitta macchia e da alberi secolari che lo nascondono alla vista.
Usato fino ad un paio d’anni fa come ricovero per gli animali, da qualche tempo è soggetto ad una campagna di scavo effettuata d’intesa tra Amministrazione Comunale e Soprintendenza archeologica. Prima dell’avvio di queste operazioni, nella primavera dell’83, durante un sopralluogo effettuato con Amministratori comunali e un’Archeologa della Soprintendenza di Nuoro era stato casualmente trovato, a pochi metri dal Nuraghe, uno spillone di bronzo, impreziosito da decori in rilievo, che ha seguito la stessa sorte di tutti i ritrovamenti archeologici ”mobili” avvenuti in questo territorio, attualmente custoditi al Museo di Cagliari o alla Soprintendenza di Nuoro.
Proseguendo oltre, verso la Codula di Sisine, gli altri nuraghi di Golgo non presentano caratteristiche interessanti in quanto totalmente rasi al suolo (Nurageddu) o coperti da una vegetazione impenetrabile (Lopellai).
Dei Nuraghe Fonnacesus e Sa teria, per quanto riportati da alcuni autori, non sono riuscito a trovare traccia, anche se le loro presunte localizzazioni avrebbero magistralmente completato il già notevole apparato difensivo della vallata.
Il fascino di Golgo però non risiede solo nei nuraghi. In prossimità della chiesa campestre diSan Pietro, infatti, una serie di basse colline, se osservate con pazienza e occhio attento e, soprattutto, con la giusta luce, denunciano una conformazione non naturale, a Ziggurat tondeggiante, ottenuta con filari concentrici di macigni basaltici disposti a sostegno di ripiani, sui quali non è improbabile che i primi abitatori del Golgo praticassero delle vere e proprie forme di coltivazione.
Infine, anche se altre strutture preistoriche come i Pozzi, meriterebbero un accenno di descrizione, ecco la chiesetta di Golgo. Edificata nelle forme attuali nella seconda metà del XVII secolo, in forme tardo gotiche, è dedicata a San Pietro. Come tutte le Chiese antiche collocate in quest’area, denuncia l’esistenza di forme di sincretismo religioso, nuragico-cristiano, riconoscibili per la tipologia a “cumbessias” o” muristenes”.
”Sono caratteristica del folclore sardo” scrive Francesco Alziator, “le cosiddette cumbessias o muristenes, piccoli aggregati di ambienti adiacenti a taluni santuari, particolarmente venerati. Si tratta, in sostanza, di stanzette nelle quali i pellegrini passano la notte durante il periodo della sagra. Le cumbessias che vediamo oggi non sono generalmente molto antiche, né lo potrebbero essere, trattandosi di costruzioni assai esposte all’offesa del tempo e degli uomini. Ciò che interessa però non è, nel nostro caso, la loro cronologia ma la loro topografia, in quanto poste sempre presso santuari famosi, i quali a loro volta sono quasi sempre situati là dove sorgevano templi pagani”.
Sorta nel sito di precedenti riti pagani, a pochi metri dai resti di una tomba dei giganti, la Chiesa è circondata da un recinto, su una parte del quale si sviluppa un porticato destinato ad ospitare i pellegrini. Fra le pilastrature del loggiato sono tuttora visibili, impiegati nella muratura come materiale di spoglio, alcuni conci in basalto lavorati con figurazioni geometriche, a righe orizzontali, certamente provenienti da una scomparsa costruzione forse nuragica, insistente sulla stessa località. Vista la scarsità di basalto al di fuori della valle, non è, infatti, pensabile che si importasse da località remote materiali da costruzione reperibili in loco.
Lasciato l’altopiano di Golgo, in direzione di Baunei nel Planu Supramonte troviamo altri due nuraghi privi di interesse perché ridotti a cumuli di rovine. Di un certo interesse risulta invece il sistema difensivo dell’altopiano di Margine, anche questo in prossimità di terreni coltivabili per la presenza di discreti suoli e di vene d’acqua.
Molto particolare il complesso di Pedrusaccu. Posto a dominare un sistema di fertili vallette e doline carsiche da una quota prossima ai mille metri, è un Nuraghe polilobato, intorno al quale sono riconoscibili le rovine di un villaggio, e di cui colpisce in particolare, sul versante in direzione di Lovettecannas, la presenza di un camminamento a trincea scavato nella roccia, presumibilmente a protezione dell’accesso alla fortezza.
In Marghini de susu, come già a Golgo, troviamo un certo numero di tombe dei giganti concentrate in prossimità dei nuraghi di Solluli, Pedrusaccu e Lovettecannas.
Notevole l’interesse di un’area invece poco nota e costituita dal piccolo altopiano basaltico di Bidunnie. Poco oltre la discesa di Su Boschittu, provenendo da Margine attraverso Sa sedda de Compudadorgius, una strada a tratti lastricata, a tratti scavata nella viva roccia, conduce al Cuile Bidunnie: una pinnetta ricavata in cima ad una torre nuragica diroccata, un tempo sentinella di quello che è probabilmente l’insediamento nuragico più affascinante e meno conosciuto del territorio di Baunei. Difeso naturalmente dalla scura forra di Bacu Pigas, dalla quale biancheggiante emerge un impressionante ed altissimo monolito di calcare, lontano da vie di comunicazione sia naturali sia artificiali, il piccolo altopiano degrada precipitosamente verso il Riu Bacu Bidunnie, e, in direzione della Codula di Elune, con una successione di muraglie e terrazzamenti che rendono arduo l’avvicinamento dal basso.
Il villaggio, attualmente popolato da una mandria di impertinenti bovini, è coperto da una macchia di ginepri, che rendono provvidenzialmente tormentosa l’opera dei curiosi; dovunque sono infatti visibili (e a portata di mano) frammenti di terracotta, betili, ecc.; il reperto più sorprendente consiste in una pavimentazione realizzata con pietre di diverso colore, e raffigurante, parrebbe, un sole raggiante.
La fase storica.
Molto limitata e povera per contro la consistenza del patrimonio storico artistico di epoche successive. Del periodo romano restano, oltre ad alcune monete, i resti di un minuscolo “vicus” in pessimo stato di conservazione tra Surele e Masolce, a poca distanza dai resti di un Nuraghe privo di denominazione ed interessante solo per la sua inconsueta vicinanza al mare (anche se solo in linea d’aria).
Altro elemento romano di un certo interesse, ma secondo un’ottica di pura documentazione storica, è il reperimento recente di tratti di viabilità che lascerebbero supporre un collegamento locale con la strada romana “progenitrice” dell’attuale Orientale sarda. Non è improbabile che la strada romana ripercorresse a sua volta un tracciato già punico, ma per verificarne l’eventuale percorso rimando a quanto già scritto da Don Flavio Cocco nella richiamata monografia sull’Ogliastra. Di epoca medioevale, oltre alla già richiamata chiesa di San Pietro, sono le chiese di San Giovanni di Eltili e di Santa Maria Navarrese, anch’esse dotate di Cumbessias e quindi probabilmente costruite in luogo di precedenti strutture pagane.
Della prima va aggiunto che è l’unica costruzione rimasta dello scomparso villaggio di Eltili, abbandonato in periodo spagnolo e distrutto definitivamente dagli interventi di forestazione di questo secolo.
Della chiesa di Santa Maria, legata con i circostanti olivi millenari al ricordo del naufragio della Principessa di Navarra, va aggiunto che la struttura originaria negli anni sessanta è stata alterata da un “originale restauro interpretativo” che ha prodotto una Chiesa totalmente nuova.
Non dissimile fra l’altro è stata la sorte della Parrocchiale di Baunei, San Nicola, travolta dal modernismo di un prete architetto, che ha provveduto a mutarne l’assetto originario. Fortunatamente, nel caso di San Nicola, l’originale reinterpretazione ottocentesca del “recinto” non ha prodotto importanti stravolgimenti. Interessante, per la iconografica connotazione paesaggistica, è la Torre spagnola di Santa Maria Navarrese. Brutalizzata nel recente passato da usi e manutenzioni poco rispettosi, è attualmente soggetta ad un intervento di recupero condotto con la necessaria sensibilità. Di un qualche interesse per la storia civica locale, la vecchia Fontana di Usuonu, situata nella parte bassa di Baunei, a valle della Strada nazionale.
(Alan Batzella)
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Alan Batzella ha pubblicato, oltre Baunei, Analisi e pianificazione di un territorio di rilevante interesse ambientale, Editrice Punto di Fuga (1998), anche Baunei selvaggia (2000) della medesima casa editrice.