Oggi si legge


More about Visconti, lettore di ProustVisconti, lettore di Proust di Peter Kravanja
Un lato poco conosciuto, che ci guida su aspetti della formazione intellettuale del grande cineasta e che ne segneranno il percorso, sino all’ultima fatica del 1976 (L’innocente) che fu anche l’anno della sua scomparsa. Leggere Proust significa, in ultima analisi, capire Visconti.
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Cipolle e Libertà


Sono mesi ormai che mi vedo, stante l’attuale stato dell’economia capitalistica mondiale, come uomo della specie caucasica avvertito di pericolo d’estinzione prossima ventura. Per una strana combinazione del caso è di queste settimane l’uscita dell’ultimo controverso e discusso film di Lars Von Trier Melancholia, che sono andato a vedere – vedi nella Vetrina di questo blog – e non ho potuto fare a meno di pensare che è proprio vero: siamo tutti come la protagonista che cerca di acciuffare il pianeta malefico dentro un cerchio di fil di ferro per vedere se si allontana o si avvicina a noi. 

Questi geniacci di artisti… Vedono le cose diecimila chilometri oltre i nostri occhi. 

I quali, invece, dalle nostre parti, scrutano da parte a parte con ottuso e ripetuto sguardo il cerchio di cui sopra a forma di grafico, lo spread che scende, nossignori sale, scusate risale, mamma mia risale ancor più su, il pianeta malefico, ma poi finalmente scende, pur sempre malefico e minaccioso: non capisci però se sia più lontano o più vicino. 

Signori, siamo già in Depressione? Mangeremo in un futuro prossimo cipolle e libertà? Diciamolo sottovoce, le menti più acute non pronunciano la Brutta Parola per la tema che si avveri. Il cammino è lungo per fortuna. O forse non è così, perché non sai se il pianeta malefico si avvicina o si allontana. Meno male che (sempre dalle nostre parti) ci sono quelli che ne capiscono più di noi caucasici, e ce lo vengono pure a spiegare; buontemponi indignati di destra (qui-c’è-sotto-qualcosa, oppure c’è-del-marcio-nella-mafia), corifei di quelli della Grande Bottega del mondo, e draghi di sinistra, (cominciamo-a-bruciare-tutto-poi-si-vedrà), la vedono alla stessa maniera, idee chiarissime: lo spread sale, Berlusconi scende, Letta e Tremonti (iscritti alla Goldman Sachs) perorano Monti che sale, lui iscritto al club Bildberg & Goldman Sachs & Trilaterale (Goldfinger e La Spectre uniti nella lotta), certo Monti sale ma lo spread scende ancora, allora sorpresa, il grande complotto della premiata ditta del S.I.M. (Sistema Internazionale delle Multinazionali) e quello pluto-demo-massonico, nonché sionistico dei banchieri (Gerusalemme! Gerusalemme!), è pronto a farlo ridiscendere da dove ce l’aveva portato. 

Sì, è vero sono screzi e scherzi della Depressione, il pianeta malefico si avvicina pericolosamente. La storia sembra ripetersi due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa, e pare non s’impari mai nulla. 

Ma tranquilli: non sarà il finale di un nuovo film.
Cipolle e libertà per tutti!

Ancòra cede grazia


Doloroso e languido Lars Von Trier quando racconta il suo ultimo lavoro Melancholia una versione romantica della depressione, vista come un’apocalisse. Un commento consolatorio per il blog in Vetrina.

Applausi


Il 17 agosto scorso, prodotto dal Teatro del Segno, è stato presentato a Santu Lussurgiu uno studio dal titolo ‘B.B.t.B. Una storia di jazz…’ di Giorgio Deidda, adattato e diretto da Stefano Ledda, interpretato dallo stesso Stefano Ledda, con la cantante Daniela Porru e la Route 131 Jazz Quintet (Valter Alberton, sax tenore e contralto – Mauro Medda, tromba e filicorno – Giorgio Deidda, chitarra e banjo – Salvatore Locci, basso acustico e chitarra – Paolo De Liso, batteria e percussioni).

MontiferruLa macchina attraversa la statale 131 fuori dalle multisale, fuori dalla fila ai botteghini dei teatri, dalla fila alle pizzerie, oltre i banchi dei supermercati, oltre gli uffici ministeriali, regionali e i concessionari di automobili, ed entra nelle isolate campagne dal sapore dell’acqua di sorgente e dal profumo dell’elicriso con il cortile della chiesa e le campane che battono l’ora ogni quarto, toccos e ripiccos, dove resta un vago sapore di antico baccano ­e la merda dei cavalli lungo i tratturi. Lascia le linee orizzontali e verticali degli edifici alle sue spalle e penetra nelle riserve di silenzio, tra morbide balze e cortili spenti. 

Vicolo sulla Piazza del Mercato A Santu Lussurgiu, è là che sono diretto, il mio amico presenta il suo spettacolo, una vera sfida. 

Non è solo un valente musicista, il suo sguardo è oltre. Ha scritto il monologo, studio teatrale che è una miscela di linguaggi narrativi fra teatro, musica, canto e video-documentario. Sicché è nella doppia veste di autore e musico che andrò a sentire lui, e a vederlo questo spettacolo concerto che neanche io saprei come definire. 

In questa placida e calda notte di agosto tutto è sincrono. La scena s’illumina, sensazione di quiete ineguagliabile e libera fatalità. Buddy è un anziano trombettista turnista che, seduto al tavolo di un locale, racconta la sua storia personale legata ai grandi musicisti che hanno fatto il jazz. Racconta storie, riferisce aneddoti mentre la musica della band evoca emozioni e le immagini scorrono sullo schermo. 

Portico

Gli applausi coprono la sensazione di emozione resa alla notte, gioia di inebriante integrità. Quando si spengono le luci del palco, mi confondo col canto dei grilli che finiscono la loro cucitura sul giorno, sapendo quando l’alba verrà. Ho passato così la notte in un albergo del posto, nella mia camera ho appeso l’immagine del sole. È un’antica casa padronale ristrutturata che dà un’impressione vagamente comica. Scale sulle quali inerpicarsi, pavimenti dalle piastrelle coloratissime e fuori misura, anditi stretti che non sai dove inizino e dove conducano, trentadue porte e altrettante chiavi, si entra e poi si esce in un viottolo, lo attraversi di un passo e sei arrivato a un’altra porta, poi altre scale e altre porte, sei indietro di due secoli, il televisore al plasma fa la differenza.

È come essersi sperduto, e presto caduto in un vortice. Il vortice è il dramma di liberarsi di ogni cosa.

Ho preso in mano il libro, e leggo: (…) si sentiva sempre più lontano dal bisogno di intraprendere azioni ispirate, esprimere giudizi originali, mantenere principi e convinzioni indipendenti, tutti motivi per cui le persone sono incasinate e gli uccelli e i topi no.(*)

E mi sono liberato. Cammino ora attraversando generazioni di pietre e sollevando stupore e schizzi di foglie a ogni passo. 

Montiferru

(*) Dal romanzo di Don DeLillo ‘Cosmopolis’. Un breve commento alla pagine LEGGO di questo stesso blog.

Alle cinque della tarde


foto di kath mandu

Quest’oggi inizierà alle cinque della tarde e sarà un modo come un altro per celebrare un otto marzo che poi non è altro per me che un giorno uguale a quello che si celebra quasi tutte le settimane. Accompagnerò due squinzie di chilo di centottanta anni al supermercato megastore vicino casa e che sbaveranno in mia dolce compagnia tra cassette di frutta detersivi e cosce di pollo. Pazienterò vicino a mia madre al banco del pane incerta tra la baguette e il carasau. Sentirò i discorsi della sua amica che si è messa i denti nuovi e che racconta di quell’altra, poverina, sai, ha l’alzheimer pensa, ieri si è bruciata la guancia: ha scambiato il ferro da stiro per il telefono.

La loro insaziabile vitalità mi sfiancherà e pertanto prevedo un lento e faticoso ritorno a casa. Mia madre non smetterà di parlare. Lo so già, non farà che parlare della Casa di Cura Contenti di Rivedervi. Dopo la messa vogliono che tutti cantino in coro: Nostro Signore è meglio delle carte! Nostro Signore è meglio del calcio!

I libri rinfrancheranno il mio pomeriggio. Dovrò scegliere ancora cosa mi aspetto da uno di loro. Gli argomenti non mancano. Il suicidio di un prete, le riflessioni di un padre che annaspa come un motore in folle, il ritorno a casa di un cane, e poi il ritrovamento il risarcimento la resurrezione l’espiazione il rifarsi una vita il cercare la morte il povero che diventa ricco e il ricco che diventa povero, i poveri di spirito le strafighe la solitudine gli amici coltelli.

Questo raccontano i libri che leggo, ma poi ci sarà l’incontro da non mancare con le mie amiche che mi porteranno a uno spettacolo di donne per le donne. Sarò circondato da donne ma anche da uomini che faranno finta di festeggiare le donne. Ma visto che il giorno è di ventiquattro ore ci rimarrà il tempo per l’ultimo appuntamento con il grande schermo per un fanatico come me che se potessi non perderei un film.

Per uno come me sarà, lo prevedo già, una giornata impegnativa. È da poco che ho rivalutato da tempo le virtù benefiche dell’ozio, la mia personale resistenza culturale al negozio. Ovviamente, non prometto certezze. Si sa come potrebbe andare in questi casi all’ultimo spettacolo. Che non si sappia in giro: qualche volta l’abbiocco incombe e, crudele, la palpebra cede. Specie se il film è di quelli a due palle.

Siparietto


(alla pagina Vedo Film): VENTO DI PRIMAVERA di Rose Bosch un film da consigliare per non dimenticare mai. Una storia non tanto tempo fa nella Francia collaborazionista durante l’invasione nazista, ma drammaticamente odierna riemersa come memoria del passato ma vibrante come monito sul presente.

(alla pagina Leggo): MENTRE MORIVO di William Faulkner, (Nobel 1949) un romanzo del 1932: aspro, raffinato dal percorso accidentato a tratti impraticabile che evoca immagini di impareggiabile poesia ma che chiama il lettore a dare tutto di sé e a mettere in gioco la propria sensibilità.

(alla pagina Leggo): ADELASIA DEL SINIS di Eliano Cau romanzo storico ambientato tra il ’300 e il ’400 narra le tragica vita di Adelasia e della sua famiglia in quel di Aristani e Cabras, da non perdere.

Ricami


L’incanto della musica tra i raggi morenti del pomeriggio. L’ardore di luglio che si spegne nell’alito refrigerante del mare. La Torre de Armas e le scogliere di Calamosca, vale a dire del verde, dell’oro, dei blu e di quel rosso che morde con i suoi grumi il fondo di uno sparito. Natura e musica che ricamano la sinfonia che precede la notte. Immagini.

 

Leggo e Vedo


La letture di questo scorcio di fine anno tormentato sono dedicate a Francis Scott Fitzgerald, e al suo sfortunato romanzo Tenera è la notte. Una voce di quella “generazione perduta”, come la chiamò Gertrude Stein, che segnò profondamente la cultura americana del Novecento.

Per orientarsi sui film in programmazione un’occhiata alla Pagina VEDO FILM: Wall Street di Oliver Stone. L’altro commento concerne una pellicola del 1954 di Mario Monicelli portata in rassegna dalla Cineteca Sarda – Società Umanitaria: Proibito ambientata in Sardegna e tratta da un romanzo di Grazia Deledda. Il film fa parte di una retrospettiva sul grande regista che si concluderà il 23 novembre.