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Stand by me
Mezzogiorno di note
Mi allaccio le stringhe delle scarpe e chiudo la porta di casa. Vado ad ascoltare musica per sfruttare l’attesa, non ho niente da fare. Dunque voglio essere travolto dal blues offerto con parsimonia a una sera d’estate.
Buddy Whittington non m’incanta ma è la musica la regina, onde sonore e non c’è singhiozzo di chitarra che tenga.
Non sono solo ovviamente. Siamo due, siamo tanti, un lamento andrà bene come un lento salmodiare sincopato. La musica è vertiginosa come una giostra volante di luna park. Muoviamo la testa per tenerci allegri, se sia mezzanotte o mezzogiorno (per pura pazzia) non saprei dire.
Nessuno è risparmiato, eh già, quando guardo la simpatica massa larda, (lo dico con rispetto, sia chiaro) da cui escono quelle note. E penso che sia come me in fondo, che cerco il senso di tutto come egli le corde della sua chitarra.
Prima di suonare forte stordisce poco per volta come una botta eterea, come un martello debole, ma abbiamo tempo per riprenderci e per godere un mezzogiorno di note. Verrà il tempo che qualcuno troverà la musica arrotolata nel labirinto delle mie orecchie. E capirà che ascolto musica, (è una possibilità) per tenere lontano il buio.
Un sorriso non si nega a nessuno
Il 31 marzo si è svolta a Sanremo nella lussuosa cornice dell’Hotel de Paris a cinquanta metri dal Casinò la cerimonia di premiazione del concorso Opere d’Autore 2012 indetto dall’Associazione Artisti con il Cuore.
Il primo premio per la narrativa edita al romanzo La maschera sotto le neve. Nella sezione narrativa inedita il racconto Freddo e nebbia si è classificato terzo.
Questo l’elenco dei premiati con le relative motivazioni. In fondo la composizione della qualificata giuria:
I premiati:

PREMIO ALLA CARRIERA
GIUSEPPE CAPUTI : VORREI CAPIRE
ANGELA BERRINO : PENSIERI FRAGILI
NARRATIVA INEDITA
1° CLASSIFICATO – LUCA LANGELLA : TUTTO DENTRO
L’autore cerca un dialogo con il mondo esterno che a lui appare distante da una vita come la sua, ma la ricerca dentro se stesso gli pone il dubbio che forse anche nel mondo là fuori, c’è chi “mette dentro”e deve fermarsi a fare il bilancio di un esistenza. Un racconto che parla al lettore, che in certi punti diventa fondamentale, per scaricare la sofferenza, cercando quasi un alibi per le colpe commesse. (Floriana Vittani)
2° DAMIANO PEPE : SAMARCANDA
3 ° MARCO CASULA : FREDDO E NEBBIA
4° FABIOLA SCIARRATTA : EARLS’COURT
5° DARIO ROMANO : CREDERE
NARRATIVA INEDITA PREMIO DELLA GIURIA A: ALESSIA CHIZZONITI, IL BAMBINO NEL CASONE
MOTIVAZIONE: PER L’INTENSO E PROFONDO FLUSSO DI PENSIERI CHE L’AUTRICE FORNISCE RENDENDO IL RACCONTO DENSO DI SIGNIFICATO ESPRESSIVO IN UN CONTINUO ALTERNARSI DI EMOZIONI CHE SI FONDONO INSIEME PALESANDOSI IN UN FINALE POETICO DI DOLCEZZA. SI TRATTA DI UN ALTO RICONOSCIMENTO ATTRIBUITO AD UN AUTRICE CHE SI E’ DISTINTA PER L’ESPRESSIONE DEI SENTIMENTI UMANI DEI QUALI IL RACCONTO E’ INTRISO. (Floriana Vittani)
NARRATIVA INEDITA
AUTORE SEGNALATO DALLA GIURIA, ENRICO PARRAVICINI : OVERBLIND
NARRATIVA INEDITA MENZIONE DI MERITO, RITA MUSCARDIN : ROMA NEL CUORE

POESIA INEDITA
1° CLASSIFICATO : RITA MUSCARDIN : OLTRE LA SOGLIA DEL TEMPO
1 ° CLASSIFICATO exequo MAURIZIO RUSCIGNO : UNA CIGLIA
2° CARLA TOMBACCO : AL DI QUA DEL SILENZIO
2° exequo ENRICO PARRAVICINI : SOGNO POMERIDIANO
3 ° WANDA ALLIEVI : LACCIO D’AMORE
POESIA INEDITA : AUTORI SEGNALATI DALLA GIURIA
RITA MUSCARDIN : RESPIRO D’IMMENSO
CARLA TOMBACCO : UNA GRANO D’ANIMA
ENRICO PARRAVICINI : NUVOLE DI VENTO
MAURIZIO CRESCENZO RUSCIGNO : PIANO E FORTE
ROBERTO EGIDI : SEI ANCORA QUI CON ME
MENZIONI DI MERITO POESIA INEDITA
ENRICO PARRAVICINI : ABBAZIA DI PIONA
MARIA GRAZIA LUPETTI : MATTINO D’INVERNO
PAGANELLI TERESA : VITE A PERDERE
ROBERTO RAGAZZI : LA LONTANANZA
STEFANIA BIANCHI : LA MUSICA E’ STRAORDINARIA
MASSIMILIANO VOLPATO : ALLE TUE LABBRA
MIRKO AMICONE : TI PORTERO’
VALENTINA SPINA : LA NOTTE DELLE STELLE
ANTONIO CONTOLI: ORO PURO [DI]AMANTI IMPERFETTI
LAURA TONELLI : PUO’ IL CUORE AVERE LE RISPOSTE?
DONATELLI TERESA : DONAMI, ANZIANO
MOLINAROLI ROSANNA : SENTIERI D’AMORE
MARIO MANFIO : DESIDERI
POESIA EDITA
1° CLASSIFICATO : GRAZIA FASSIO SURACE : BIANCO E NERO “ESTROVERSI”
2° GIOVANNI MINIO : LA VITA E’ FORSE UN VERSO
3° WANDA ALLIEVI : UN RAMO DI MIMOSA
MENZIONI DI MERITO POESIA EDITA
COSIMO ROTOLO : VERSO L’ORIZZONTE
MICHELE LALLA : TREINTERNET VIAGGI
ANTONIO CONTOLI : LA TRILOGIA DEGLI OCCHI
NARRATIVA EDITA
1° CLASSIFICATO : MARCO CASULA : LA MASCHERA SOTTO LA NEVE
“VIVIAMO TUTTI ALL’OSCURO DI QUALCOSA CHE CI RIGUARDA”
MARCO CASULA HA COSTRUITO LA SAPIENTE ARCHITETTURA DEL SUO ROMANZO ATTORNO ALLA DISCESA AGLI INFERI DEL SUO PERSONAGGIO, DISCESA A RITROSO NEL TEMPO, NEGLI ABISSI PIU’ RECONDITI E INDICIBILI DELLA SUA ANIMA, CHE TOSTO AFFRONTA PER OFFRIRE A SE STESSO E A DOMENICANGELA, LA SUA DONNA-ANGELO, LA POSSIBILITA’ DI UN FUTURO.
IL RITMO SERRATO E COINVOLGENTE, IL LINGUAGGIO NITIDO E PROFONDO, CI TRAVOLGONO E NON POSSIAMO CHE, INTRAPRENDERE SENZA SOSTA IL VIAGGIO, CHE FORSE E’ ANCHE UN PO’ IL NOSTRO, NEL QUALE, VERITA’ E MENZOGNA POSSONO INASPETTATAMENTE CAMBIARE DISEGNO. (Daniela Pallastrelli)
2° STEFANIA IADE TRUCCHI : IL CANDORE DI UN’ANIMA
3° DORIANA PERRACCA : IL LAGO INCRESPATO
4° VADOR LUIGINO : L’AROMA DELLO SPINO NERO
5° ELETTRA IAGO : LA CONSAPEVOLEZZA DEL TESTOSTERONE
SEGNALATI DALLA GIURIA
ARRIGO BARBAGLIO : LE VIE DELL’ORO
EMANUELA ANTONINI : ENTROPIA D’AMORE
DARIO GHIRINGHELLI : UNA VITA QUALUNQUE
FINALISTA NARRATIVA EDITA
LETIZIA PARIGI : CUORI IN ATTESA
ROMANZO INEDITO
1° CLASSIFICATO : UMBERTO SCOPA – LA SUPPLENZA
2° CRISTIANO PERLI : UNA BELLA STORIA D’AMORE
3° SIMONE MAGI : NOVE MESI

SAGGISTICA
1° CLASSIFICATO MARIA ELENA MIGNOSI PICONE – LUCE E CALORE
2° GIORGIO BOLLA : UNA NUOVA INTERPRETAZIONE IN CHIAVE BIBLICA DELLA
3° NON ASSEGNATO
POESIA INEDITA VERNACOLO
1° CLASSIFICATO : MARIO MANFIO – L’ULTIMA ORA
2° DONATELLI TERESA : ORFANO
3° GIUSEPPE INGARDIA : SANTU VITU A PASQUA
La Giuria composta da 6 lettori comuni( una casalinga, un artista, una psicologa, un laureato in scienze della comunicazione, un medico, un direttore di banca)
Marco Corradi giornalista de La Stampa
Daniela Pallastrelli Letterata
Floriana Vittani Critico d’arte, poetessa, pittrice
Flavio Sorgu Scrittore
Per il giorno della memoria
IN USCITA PER I TIPI DELLA LEONE EDITORE
EBREO di D.O. Dodd
COLLANA: Sàtura
DIMENSIONE: 14×21 cm.
PAGINE: 144, Brossura
PRIMA EDIZIONE: 2012
ISBN: 978-88-6393-057-3
PREZZO: 15.00EUR
«Si fece largo tra i corpi che lo schiacciavano con il loro peso sgradevole, sempre trattenendo il respiro, e allo stesso tempo si sforzò di raggiungere un punto più alto con la mano sinistra, facendo scorrere le dita sulla superficie fredda di ciascun cadavere, con tutte le proprie forze.»
Svegliarsi in una fossa comune, ritrovarsi in un campo di concentramento e uccidere per fuggire: è la vita reale o solo il più terribile degli incubi?
L’uomo non lo sa, ma per sopravvivere dovrà farsi carnefice da vittima, aguzzino da perseguitato, Caino da Abele.
In un equilibrio instabile tra Bene e Male ogni uomo deve scegliere, anche quando le alternative sono entrambe criminali.
Un romanzo duro, secco e agghiacciante, ambientato in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, ma che rimanda inequivocabilmente a ciò che di più antico e terribile la storia ci ha tramandato: un essere umano che uccide suo fratello.
Una parabola nera che ancora oggi affonda le sue sinistre radici nella realtà, in Medio Oriente, come in Africa.
Dove tu sei è casa
È stato giorno di festa per Neoneli il 25 di settembre. Giorno di festa per i Tenores, così li conosciamo con i loro nomi: Ivo Marras, Nicola Loi, Beppe Loisu Piras, Tonino Cau. Trentacinque anni è un cammino di mezza vita che si onora con riconoscimenti e giusta fama e applausi, ma non bastano a spiegare con povere parole la loro arte che riproduce il sole nel momento che nasce e sa ripetere un giorno d’estate, in fondo tutto ciò che serve a un umile servo.
Dunque, sono andato a stringere loro la mano perché volevo sentire il respiro della pietra. No, non sono andato a Neoneli solo per ascoltare il loro canto poetico, che richiama l’aurea ancestrale di novelle deleddiane, di un’infanzia prenatale; non perché c’è una montagna che reclama il mio nome, né per fuggire dai demoni che bussano alla mia porta. Perché non è solo canto e boghes lontanas, è dura trachite e carne e sangue. Mi è venuto di andarci perché c’è un azzurro che sorprende nel cielo o nell’intrico di rupi e selve, sono un tessuto di voci, dicerie e leggende che si aggrappano come brune Andromede a tonneri e giare.
Sì, questi Tenores sono fatti come noi della nostra stessa materia. Il moderno respira come l’antico aveva respirato, racconta come lui aveva raccontato. Teniamo a mente i loro nomi, perché essi saranno le nostre pietre, quelle che oggi contano i nostri passi, e domani e dopo ancora terranno all’altro capo i fili tesi da nuove parole antiche.
Neoneli era l’inizio della terra, questa casa solitaria, quasi timida, che sa d’altri tempi, che nasconde a ogni sguardo qualche imperituro segreto di gioia e disincanto.
Quando più tardi l’estate partì
Al mio posto anche quest’anno a Sant’Anna Arresi per essere colto di sorpresa, ai confini del jazz. Per dare un nome alle cose che piacciono, per distinguere un contorno di sguardi, per cogliere un dettaglio di luce, per quelle sensazioni che ti prendono come certi profumi di rose che fluttuano nell’aria umida della sera. Forse è l’innocenza della musica a farci provare una sensazione così confusa, mi chiedo. Perché è da lì che arriva. Cammini come se ali portassero il tuo corpo, e le note tendano a coprire territori di varie dimensioni, a tracciare capricciosi graffiti dietro le quinte del teatro o sopra il cielo stellato. E svanire, prima che queste sensazioni siano sommerse da quelle che già cominciano a svegliare le successive. Davanti a noi c’è questa cosa che non è più musica, è anche disegno, architettura o pensiero. Questo è ciò che ci fa distinguere un confine, di assaporare un verso elevarsi sopra le onde sonore.
Musica si diceva. E musica sia, quella che con ritmo lento o improvviso è qui con noi, in questa estate che ci accompagna, e poi è là, poi altrove, verso una felicità mobile, inintelligibile ma esatta. Quella che arriva al punto in cui noi ci prepariamo a inseguirla dopo un istante di pausa, e bruscamente cambia direzione e con movimento nuovo, più rapido, malinconico, incessante e dolce ci trascina con sé verso possibilità inesplorate.

Poi scompare, desiderando noi di rincontrarla una terza o quarta volta. Ci comportiamo come innamorati passionali di una donna intravista per un attimo, di cui non conosciamo il nome, né sappiamo se potremo mai rivedere, e che abbia aggiunto un’immagine di bellezza nuova, pronta ad assegnare maggior valore alla nostra sensibilità.
Cosicché sono nella terra di frontiera, al mio posto, per sperare di incontrarla in questa estate che sta per partir via.
Applausi
Il 17 agosto scorso, prodotto dal Teatro del Segno, è stato presentato a Santu Lussurgiu uno studio dal titolo ‘B.B.t.B. Una storia di jazz…’ di Giorgio Deidda, adattato e diretto da Stefano Ledda, interpretato dallo stesso Stefano Ledda, con la cantante Daniela Porru e la Route 131 Jazz Quintet (Valter Alberton, sax tenore e contralto – Mauro Medda, tromba e filicorno – Giorgio Deidda, chitarra e banjo – Salvatore Locci, basso acustico e chitarra – Paolo De Liso, batteria e percussioni).
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La macchina attraversa la statale 131 fuori dalle multisale, fuori dalla fila ai botteghini dei teatri, dalla fila alle pizzerie, oltre i banchi dei supermercati, oltre gli uffici ministeriali, regionali e i concessionari di automobili, ed entra nelle isolate campagne dal sapore dell’acqua di sorgente e dal profumo dell’elicriso con il cortile della chiesa e le campane che battono l’ora ogni quarto, toccos e ripiccos, dove resta un vago sapore di antico baccano e la merda dei cavalli lungo i tratturi. Lascia le linee orizzontali e verticali degli edifici alle sue spalle e penetra nelle riserve di silenzio, tra morbide balze e cortili spenti.
A Santu Lussurgiu, è là che sono diretto, il mio amico presenta il suo spettacolo, una vera sfida.
Non è solo un valente musicista, il suo sguardo è oltre. Ha scritto il monologo, studio teatrale che è una miscela di linguaggi narrativi fra teatro, musica, canto e video-documentario. Sicché è nella doppia veste di autore e musico che andrò a sentire lui, e a vederlo questo spettacolo concerto che neanche io saprei come definire.
In questa placida e calda notte di agosto tutto è sincrono. La scena s’illumina, sensazione di quiete ineguagliabile e libera fatalità. Buddy è un anziano trombettista turnista che, seduto al tavolo di un locale, racconta la sua storia personale legata ai grandi musicisti che hanno fatto il jazz. Racconta storie, riferisce aneddoti mentre la musica della band evoca emozioni e le immagini scorrono sullo schermo.
Gli applausi coprono la sensazione di emozione resa alla notte, gioia di inebriante integrità. Quando si spengono le luci del palco, mi confondo col canto dei grilli che finiscono la loro cucitura sul giorno, sapendo quando l’alba verrà. Ho passato così la notte in un albergo del posto, nella mia camera ho appeso l’immagine del sole. È un’antica casa padronale ristrutturata che dà un’impressione vagamente comica. Scale sulle quali inerpicarsi, pavimenti dalle piastrelle coloratissime e fuori misura, anditi stretti che non sai dove inizino e dove conducano, trentadue porte e altrettante chiavi, si entra e poi si esce in un viottolo, lo attraversi di un passo e sei arrivato a un’altra porta, poi altre scale e altre porte, sei indietro di due secoli, il televisore al plasma fa la differenza.
È come essersi sperduto, e presto caduto in un vortice. Il vortice è il dramma di liberarsi di ogni cosa.
Ho preso in mano il libro, e leggo: (…) si sentiva sempre più lontano dal bisogno di intraprendere azioni ispirate, esprimere giudizi originali, mantenere principi e convinzioni indipendenti, tutti motivi per cui le persone sono incasinate e gli uccelli e i topi no.(*)
E mi sono liberato. Cammino ora attraversando generazioni di pietre e sollevando stupore e schizzi di foglie a ogni passo.
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(*) Dal romanzo di Don DeLillo ‘Cosmopolis’. Un breve commento alla pagine LEGGO di questo stesso blog.
Una spolverata di note
L’Isola delle Storie
Non avevo mai pensato al fatto che questo fosse il luogo dove spesso si recava a trascorrere le vacanze la mia maestra elementare, Lina Espa Lai. Credo fosse il paese dove nacque o quello di suo marito, non ricordo esattamente. Non ci avevo mai pensato sino a quando l’altro giorno arrivai a Gavoi, il porto d’attracco dell’isola delle storie. Non volevo crederci. Pensavo che questa storia dell’isola delle storie fosse una di quelle che ti raccontano spesso gli scrittori per apparire una razza speciale, per farti credere che loro abitano un altro mondo, come l’Isola che non c’è, tanti mondi irreali mimetici frequentati dalla fantasia, al contrario del tuo che è uno e uno soltanto, ma reale vero bagnato dal sangue della tua carne.
Nel mio bagaglio avevo quell’aria di indulgente scetticismo appena sufficiente ad ascoltarli, quando, messo piede sulla banchina, ho visto sulla facciata di una casetta, di fianco alla porta d’ingresso, una targhetta di terracotta marrone con una scritta in vernice bianca che sembrava vergata dalla mano incerta di un bambino. Diceva: Casa Espa Lai. Ecco, a questo non avevo mai pensato. No, non entrai in quella casa, travolto dalla folla, chi metteva l’ancora, chi entrava, chi usciva… Ma io in quel posto c’ero già stato tanto tempo fa! Era così, e non ci avevo mai pensato. Notti e giorni di festa a ballare, in groppa a un asino scontroso, un frastuono assordante di ragazze e ragazzi. Quel colore di tamburi mi pareva di vederlo, era lì a dirmi: marrano se provi a istoccarne uno. Ma pensa te! mi dissi mentre rollavo una sigaretta. Appoggiai le spalle al muro, di fronte alla casa e, tra uno sbuffo di fumo azzurrino e l’altro, fissavo la targhetta a chiedermi se fosse ancora viva la mia maestra elementare di Nuoro.
Mi svegliai in un tappeto di suoni, il concerto del mattino era un tripudio di campanacci al passaggio del gregge sotto casa come lo scorrere dell’acqua da un rubinetto spanato, il gracchiare di una cornacchia che sacramentava al muggire di un vitello e lo sbattere di una persiana a difesa del nuovo giorno. Camminai, amico di preludi musicali, in mezzo a un popolo che incrociava una favola e si dava appuntamento al bivio di una leggenda. Ero in tante piazze, quella luce che getta drappi d’argento oltre il Corrasi, finché toccando la mattina una pista lunga e inesplorata chiesi il permesso di mangiare panzane e verità tra affabulatori, incantatori di serpenti e cantastorie.
Mi ritrovai qui, dove si sfoglia il tempo nell’Isola delle storie, si mettono parole in gioco e si gioca con le parole sino alla fine del giorno. Sentii allora la voce di mio padre che mi chiamava al suo convegno purpureo. Sicché salutai la casa dove un giorno abitò Lina Espa Lai, la mia maestra elementare. 
Ma forse non sono mai stato qui, e lei non è neppure di questo posto. O forse è stata lei a portarmici e io non ci avevo mai pensato
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