Un figlio partito in Bulgaria, l’altro, in clausura esami, suona al piano il suo blues. Ed io abito l’assenza e l’attesa, in un angolo cottura della cucina tra raggi di sole diventati punte smussate di argento brunito.
Uno scampanio ferruginoso e festante batte le ore, lontano, come la traduzione musicale di un canto in gloria al sole. L’antifurto di un auto è una nenia cantata al nulla ossessivo, abbinato al suono di una sirena che annuncia un dolore. Da qualche parte, lassù, il rombo di un aereo invisibile.
Sorrido al gatto acquattato su tegole frante dall’afa.
Vede l’uccello e ridacchia. Quindi striscia, e due occhi grandi come due palle di neve. La bocca freme, nervosa e vorace, i denti non stan più fermi. Mi guarda distratto, furbo e quasi indifferente. Balza, ma quello scocca via, e lui rimane con la strozza bagnata.